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La Scalata della Paganella

 

 

Era il 18 settembre 1932, giusto 70 anni fa, quando Bruno Detassis assieme a Corrà, Nello Bianchini e Aldo Pedrotti mise le mani sulla via di roccia che sarebbe poi diventata la «Direttissima» della Paganella. Una via strana, inquietante. Per affrontarla, invece che salire lungo i ghiaioni per l'attacco, occorreva discendere - dalla cima - alcuni canaloni fra i mughi. Stava anche qui la «rivoluzione» di quella salita: non più la conquista della cima per la via più logica, ma l'elaborazione di un percorso come «idea», come sogno da seguire: fessure, cenge, traversate. Un ritmo «dentro» la salita. E anche un po' di teatro. Ultimo di cordata era infatti Aldo Pedrotti, il minore dei quattro fratelli fotografi e coristi famosi, ma anche il più ardito e trasgressivo. Sulle rocce, assieme alle «mani dure» portò anche la cinepresa. Così la salita «Direttissima» di Detassis alla Paganella divenne anche il primo «exploit» filmato dall'interno, da uno della cordata. A rivedere lo spezzone colpisce ancora l'agilità equilibrata di Detassis e - insieme - la capacità davvero geniale di Aldo Pedrotti nel riprendere l'epica della salita assieme ai dettagli che la componevano: le pedule di pezza invece degli scarponi chiodati, la «papalina» trasgressiva che Bruno Detassis portava in testa. Un messaggio di gioiosità, anche trasgressiva. Era il 1932. Ventanni più tardi sarebbe venuta la costruzione dell'inutile, perdente, funiva «direttissima», ben presto abbandonata e smantellata. Chi ha visto la Paganella allora la ricorda come un'isola incredibile di mughi, sospesa fra le valli e il cielo, fra le lontananze («zò, zò fin a Milàn») e le vicinanze del Brenta immediato, proprio oltre la quinta dei mughi. La Paganella, nel 1932, era da decenni la montagna dei Trentini. Ora è il loro terminale televisivo, con decine di antenne sulla vetta. Ma ugualmente resta un sogno da conquistare, da riscattare. Ed è questo il senso del filmato di Giorgio Salomon, che mette insieme passato e futuro, tradizione alpinistica e vocazione esistenziale. Nel 1932, a 22 anni, Bruno Destassis era già un protagonista. Sapeva di essere un innovatore, ma manteneva un equilibrio classico: era questa la sua forza. La «Direttissima» era dentro la storia del Trentino ( Paganella, rifugio di Cesare Battisti ) ma nello stesso tempo esaltava il nuovo alpinismo sportivo. Le corde di canapa erano lunghe 50 metri, 12 millimetri di spessore, i moschettoni erano pesanti, battuti in ferro, le pedule di pezza, con la suola di feltro. La via prevedeva due lunghezze di corda, poi il superamento delle fessure di quarto grado, a sinistra per un diedro, poi la sosta in una nicchia, dopo la «caverna» Battisti. Una cengia

 strapiombante, e infine una serie di fessure che portavano alla vetta, raggiunta dopo sette ore di arrampicata. Una Direttisima, un sogno. Questa era, e resta, la Paganella.


 

 

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